182015Mag
Traumi cranici infantili: quali supporti sociali?

Traumi cranici infantili: quali supporti sociali?

I traumi cranici infantili rappresentano una delle più importanti cause di morbidità e mortalità nell’età pediatrica (meno di 15 anni). Tra uno e cinque anni gli incidenti stradali rappresentano il 9% della mortalità, tra i cinque e quattordici anni rappresentano il 22%.
Dati (non recenti) ci dicono che negli Stati Uniti dieci bambini ogni 100.000 muoiono di trauma cranico ogni anno.

Il trauma cranico infantile rappresenta uno dei più frequenti ed importanti aspetti di una attività di un pronto soccorso pediatrico. Inoltre l’80% dei casi si tratta di un trauma cranico lieve, mentre i traumi cranici gravi necessitanti di un ricovero in terapia intensiva rappresentano il 3% del totale.
Gli aspetti sanitati sono moto ben presidiati, in Italia le eccellenze non mancano. Centri di altissima specializzazione seguono il minore e la famiglia nella fase acuta e post-acuta e del follow-up medico-sanitario.
Ma sotto il profilo sociale, dopo un trauma cranico infantile, il “territorio” non ha offerta specialistica sul tema, lo affronta con le procedure della disabilità neonatale, quando sarebbero importanti supporti specialistici specifici sia  per il minore che per la famiglia.
Si rileva la carenza di supporti specialistici di carattere sociale fin dalla dimissione ospedaliera, interventi che accompagnino i minori, le famiglie e la rete, nel percorso di reinserimento sociale sostenendo e collaborando ad un “nuovo progetto di vita” che supporti le fasi della crescita.
In particolare in tre aree specifiche:

  • il supporto ai genitori;
  • la collaborazione con la scuola;
  • il supporto ai Servizi Sociali si base.

 Supporto sociale alla famiglia, che si sviluppa intorno al tema della “solitudine” derivante, anche della mancanza d’informazioni. Solitudine che  accompagna i familiari nel tempo cha va dall’evento invalidate alla dimissione ospedaliera ed è presente in tutto il periodo riabilitativo.
Informazioni ed elementi di conoscenza, per ipotizzare un futuro incerto e sconosciuto, sono necessità alle quali le risposte non sono mai sufficienti.
Collaborazione con la scuola e supporto individualizzato extra scuola. Una disabilità acquisita non può e non deve essere “trattata” come una disabilità cognitiva neonatale: soprattutto nel supporto extrascuola.
Il rapporto con gli insegnanti e la consapevolezza di una “diversità” sono elementi sostanziali per un corretto reinserimento scolastico.

Servizi Sociali di Base: Le esperienze sul tema del supporto sociale ai “nuovi disabili” da parte dei Servizi sociali comunali, consegnano un quadro di grande disponibilità, ma una difficoltà oggettiva nell’intervenire sui temi complessi quali la cerebrolesione acquisita ed i suoi esiti.
La bassa incidenza numerica sulla quantità di casi “in carico” a un servizio di base, fa si che le esperienze siano spesso insufficienti per trattare casi complessi, che necessitano di indicazioni su possibili percorsi riabilitativi e di integrazione sociale.

Per maggioti informazioni visitare i seguenti link:
http://www.traumacranico.net/#
http://www.universomamma.it/trauma-cranico-infantile-quali-sono-le-maggiori-cause-e-come-prevenirle/

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