22020Nov
Disabilità cognitiva e patologie psichiatriche

Disabilità cognitiva e patologie psichiatriche

Disabilità cognitiva e patologie psichiatriche: quanto le difficoltà relazionali ostacolano il reinserimento sociale

Il rapporto tra le relazioni interpersonali e gli esiti delle cerebrolesioni continua ad essere una questione aperta.
Il tipo di disabilità e le competenze residue dopo una lesione cerebrale sono, nella maggior parte dei casi, diverse e difficilmente prevedibili.
Quasi sempre sono caratterizzate dal coesistere di menomazioni senso-motorie, cognitive, comportamentali, affettive e relazionali.
Da sempre le disabilità motorie sono quelle maggiormente temute, ma anche quelle più riconosciute da un punto di vista di riconoscimento di invalidità. Ma sono gli handicap comportamentali e relazionali, non quelle motori, a condizionare in modo preminente il livello di disabilità a lungo termine.
Infatti sono spesso i fattori cognitivo-comportamentali, come disorientamento, inerzia, limitata consapevolezza di situazione, a rendere necessaria una particolare modulazione dei programmi riabilitativi ed assistenziali. Disordini del comportamento  possono essere “in difetto”, come la apatia, l’ottundimento affettivo, l’inerzia, la depressione, la faticabilità, la perdita delle competenze sociali, l’insicurezza, la tendenza alla minimizzazione, la trascuratezza, la perdita dell’interesse sessuale, ed “in eccesso”, quali la bulimia, i comportamenti ossessivo-compulsivi, la disforia, la disinibizione, l’agitazione, l’impulsività, l’ipersessualità la irritabilità/intolleranza/oppositività, la perdita di controllo emotivo e la aggressività, la logorrea.

Come valutarli

La valutazione di queste difficoltà si basa prevalentemente sulla osservazione comportamentale, che può essere non formalizzata oppure utilizzare strumenti standardizzati.
In genere, vengono valutati la frequenza, l’entità e gli eventuali fattori scatenanti o facilitanti l’alterazione comportamentale.
In questa fase si riscontra la necessità di rivalutazioni periodiche e sistematiche della situazione della persona, della famiglia e del fabbisogno riabilitativo sanitario e sociale, che consenta di modulare e adattare gli interventi nel lungo termine.
L’attenzione si sposta gradualmente dal recupero intrinseco a quello estrinseco, cioè all’apprendimento di nuove strategie per effettuare attività che non possono essere più svolte come prima a causa di menomazioni non recuperabili.
Le difficoltà di reintegrazione sociale e il mantenimento di un soddisfacente livello di partecipazione alle varie attività di vita possibili, sono fra i problemi riferiti più frequentemente nei pazienti con Ictus ed in generale con Lesioni Cerebrali, che presentano significative alterazioni del comportamento. Gli interventi sono prevalentemente orientati al recupero di autonomia nelle cosiddette attività «elaborate» o «complesse» della vita quotidiana (ADL secondarie), come la gestione delle proprie risorse finanziarie, l’uso dei mezzi di trasporto, la gestione della casa, il lavoro, la scuola e all’addestramento del paziente, dei famigliari e di altre persone significative dell’ambiente di vita abituale alla gestione delle problematiche disabilitanti a lungo termine.

Per informazioni ed approfondimenti, consulenze e supporti personali e familiari

Dott.ssa Claudia Maggio
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Per maggiori informazioni consultare il seguente link:
https://www.traumacranico.net/trauma-cranico-patologie-psichiatriche/

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