22019Set
Ictus e difficoltà relazionali: gli ostacoli al reinserimento sociale

Ictus e difficoltà relazionali: gli ostacoli al reinserimento sociale

Ictus e difficoltà relazionali: una questione aperta e migliaia di famiglie senza risposte.
Le difficoltà di relazione interpersonale dopo una cerebrolesione da ictus, comportano pesanti ripercussioni nei percorsi di reinserimento sociale e di inclusione lavorativa.

Ictus e difficoltà relazionali: lo spettro di disabilità complessiva dopo una lesione cerebrale è, nella maggior parte dei casi, particolarmente ampio e caratterizzato dal coesistere di menomazioni senso-motorie, cognitive, comportamentali, affettive e relazionali.

Sono queste ultime, non quelle motorie, a condizionare tuttavia in modo preminente il livello di disabilità a lungo termine. Infatti, in questi pazienti sono spesso i fattori cognitivo-comportamentali, come disorientamento, inerzia, limitata consapevolezza di situazione, a rendere necessaria una particolare modulazione dei programmi riabilitativi ed assistenziali.

Tali disordini del comportamento  possono essere “in difetto”, come l’apatia, l’ottundimento affettivo, l’inerzia, la depressione, la faticabilità, la perdita delle competenze sociali, l’insicurezza, la tendenza alla minimizzazione, la trascuratezza, la perdita dell’interesse sessuale, ed “in eccesso”, quali la bulimia, i comportamenti ossessivo-compulsivi, la disforia, la disinibizione, l’agitazione, l’impulsività, l’ipersessualità l’irritabilità/intolleranza/oppositività, la perdita di controllo emotivo e la aggressività, la logorrea.

La valutazione di questi disordini si basa prevalentemente sulla osservazione comportamentale, che può essere non formalizzata oppure utilizzare strumenti standardizzati. In genere, vengono valutati la frequenza, l’entità e gli eventuali fattori scatenanti o facilitanti l’alterazione comportamentale. In questa fase vi è la necessità di una periodica, sistematica rivalutazione della situazione della persona, della famiglia e del fabbisogno riabilitativo sanitario e sociale, che consenta di modulare e adattare gli interventi nel lungo termine. L’attenzione si sposta gradualmente dal recupero intrinseco a quello estrinseco, cioè all’apprendimento di nuove strategie per effettuare attività che non possono essere più svolte come prima a causa di menomazioni non recuperabili.

Le difficoltà di reintegrazione sociale e il mantenimento di un soddisfacente livello di partecipazione alle varie attività di vita possibili, sono fra i problemi riferiti più frequentemente nei pazienti con Ictus ed in generale con Lesioni Cerebrali, che presentano significative alterazioni del comportamento. Gli interventi sono prevalentemente orientati al recupero di autonomia nelle cosiddette attività «elaborate» o «complesse» della vita quotidiana (ADL secondarie), come la gestione delle proprie risorse finanziarie, l’uso dei mezzi di trasporto, la gestione della casa, il lavoro, la scuola e all’addestramento del paziente, dei famigliari e di altre persone significative dell’ambiente di vita abituale alla gestione delle problematiche disabilitanti a lungo termine.

Per informazioni ed approfondimenti, consulenze e supporti personali e familiari:

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